L'arrampicata, sin dalle sue origini, è stata influenzata non solo dalla forza e dalla determinazione degli alpinisti, ma anche dall'evoluzione dell'attrezzatura utilizzata. Tra i cambiamenti più significativi vi è il passaggio dallo scarpone rigido alla scarpetta da arrampicata, una trasformazione che ha rivoluzionato la tecnica e l'approccio a questo sport.
Gli albori: l'era dello scarpone
Nei primi decenni del XX secolo, l'arrampicata era praticata principalmente con scarponi pesanti e rigidi, spesso dotati di suole chiodate. Queste calzature, sebbene robuste e adatte a terreni alpini, limitavano notevolmente la sensibilità e la precisione sui piccoli appigli rocciosi. La tecnica di arrampicata era quindi caratterizzata da movimenti più lenti e meno precisi, con una maggiore dipendenza dall'uso delle mani e meno enfasi sull'uso dei piedi.
L'innovazione di Pierre Allain
Un punto di svolta si ebbe negli anni '30 grazie all'alpinista francese Pierre Allain. Nel 1947, Allain introdusse le prime scarpette da arrampicata a suola liscia, conosciute come "PA" dalle sue iniziali. Queste scarpette offrivano una maggiore aderenza e sensibilità rispetto agli scarponi tradizionali, permettendo agli arrampicatori di affrontare passaggi più tecnici e delicati. Negli anni '50, Édouard Bourdonneau proseguì lo sviluppo di queste calzature, fondando l'azienda EB, che divenne un punto di riferimento nel settore.
L'affermazione delle scarpette in Italia
In Italia, l'adozione delle scarpette da arrampicata avvenne con un certo ritardo. Negli anni '50 e '60, gli alpinisti italiani continuavano a utilizzare scarponi rigidi, spesso prodotti con suole Vibram. Fu solo negli anni '80 che le scarpette iniziarono a diffondersi ampiamente, grazie anche all'introduzione di modelli innovativi come le "Mariacher" di La Sportiva. Queste scarpette, sviluppate in collaborazione con l'arrampicatore Heinz Mariacher, segnarono un cambiamento epocale, offrendo una calzatura leggera e aderente, specificamente progettata per l'arrampicata su roccia.
Le prime scarpette: chi le ha prodotte e perché sono state rivoluzionarie
Sebbene Pierre Allain sia stato l’inventore concettuale della scarpetta moderna, la prima produzione industriale vera e propria si deve alla EB (Édouard Bourdonneau), azienda francese fondata negli anni ’50. Bourdonneau, anch’egli appassionato alpinista, raccolse l’intuizione di Allain e ne sviluppò una versione più resistente e accessibile, dando così il via a una nuova era dell’arrampicata sportiva.
Il modello EB Super Gratton divenne un punto di riferimento negli anni ’60 e ’70, utilizzato da alcuni dei più grandi nomi dell’epoca, come Patrick Edlinger. Queste scarpette furono tra le prime a sostituire completamente l’uso degli scarponi anche in vie alpine tecniche.
In Italia, il passaggio fu segnato soprattutto dall’arrivo di La Sportiva, storica azienda trentina, che negli anni ’80 e ’90 introdusse modelli iconici come le Mariacher e le Mythos, veri e propri simboli della nuova generazione di climber.
L’impatto sulla tecnica: una rivoluzione “ai piedi”
Il passaggio dallo scarpone alla scarpetta non è stato soltanto un miglioramento sul piano dell’equipaggiamento, ma ha cambiato radicalmente il modo di arrampicare.
Con gli scarponi, l’arrampicata si basava principalmente su grande forza fisica e uso delle mani: si tendeva a “tirare” la roccia piuttosto che a salire in modo armonico. Gli scarponi, infatti, non consentivano movimenti tecnici come il “toe hook”, la spinta su micro-appigli o le torsioni di precisione.
L’introduzione delle scarpette ha permesso invece:
- Una maggiore sensibilità sul piede, grazie alla suola morbida e sottile.
- Maggiore precisione nell’appoggiare la punta o il bordo del piede anche su sporgenze minime.
- Maggiore varietà tecnica, con l’introduzione di movimenti dinamici e stilisticamente più eleganti.
In pratica, il piede è passato da semplice appoggio a vero strumento attivo di arrampicata, in grado di “sentire” la roccia tanto quanto la mano.
Questo ha favorito anche la nascita di nuovi stili di salita: dalle vie placcate e tecniche, alle salite su strapiombi con movimenti esplosivi — impensabili senza l’aiuto delle moderne scarpette.
Conclusione
Il passaggio dallo scarpone alla scarpetta rappresenta una delle trasformazioni più significative nella storia dell'arrampicata. Questa evoluzione ha non solo migliorato le prestazioni degli arrampicatori, ma ha anche aperto la strada a nuove possibilità tecniche e stilistiche, contribuendo allo sviluppo dell'arrampicata come la conosciamo oggi.